Ceramics of the Phoenician-Punic world: collected essays - pagina 3

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Il contributo ‘Petrographic and Mineralogy Characterisation of Local Punic Plain Ware from Carthage and Utica’ (pagg.327-347), a firma di Boutheina Maraoui Telmini (Université de Tunis) e Salah Bouhlel (Faculté de Sciences de Tunis), illustra i risultati archeometrici, limitati ad un piccolo numero di campioni di ceramica (in prevalenza anfore), basati su osservazione macroscopica e stereomicroscopica a frattura fresca, e su analisi petrografica.
Gli Autori specificano che i risultati sono parziali, dato l’esiguo numero dei campioni utilizzati, ed auspicano, per ulteriori indagini, l’incremento del campione e ‘chemical analysis (XRF) and (XR) diffraction in order to obtain definitive conclusions’.
I campioni esaminati coprono dal punto di vista cronologico il periodo dal Middle Punic (I,II,III: 480 a.C.-300 a.C.) al Late Punic (300 a.C-146 a.C.); essi provengono da Cartagine (C1,C2,C3 da scavi recenti nel sito di Bir Massouda; C4 dal Museo di Utica, sebbene il campione, un frammento di bruciaprofumi, è considerato proveniente dal Santuario di Baal Ammon e Tanit a Salammbô; C5,C6,C7 ‘from the deposit of the kiln of Dermech’ scavato da P.Gauckler) e da Utica (U1,U2,U3,U4,U5 di contesto incerto, provengono da scavi Cintas degli anni 1948-’52; ‘from Bebassia kiln’, vicino ad Utica, i rimanenti campioni B1,B2,B3,B4).
Il contributo presenta innanzitutto la ‘Methodology’ alla base dello studio ed i risultati delle analisi che permettono una suddivisione in sub-groups dei campioni.
In base alla ‘macroscopic and stereo microscopy observation on fresh pottery breaks’ si evidenziano 4 sottogruppi per i frammenti da Cartagine (C1; C2,C3,C5,C7; C4; C6), e 3 sottogruppi per Utica (B1,B4; B2,B3; U1,U2,U3,U4,U5); la ‘petrographic analysis’, invece, suddivide i campioni da Cartagine in 3 sottogruppi (C1; C2,C3,C5,C6,C7; C4) e da Utica in 4 sottogruppi (B1,B4; B2,B3; U1,U2,U5; U3,U4).
Gli Autori traggono le deduzioni nel capitolo finale ‘Conclusion’, evidenziando, le differenze di matrix e inclusi tra i frammenti da Cartagine e da Utica, con la emarginazione del campione C1 che ‘presents different petrographic characteristics that point to a non Carthaginian origin’.


Karin Mansel
(Archäologische Staatssammlung, München) firma il contributo scientifico: ‘Carthage’s Vessel Cupboard. Pottery of the Middle of seventh century B.C.’ (pagg.349-372), in cui esamina dal punto di vista tipologico, tecnologico e quantitativo, con puntuale corredo dei disegni delle forme ceramiche (Figg.1-8) e tabelle di comparazione dei materiali in percentuale (Tables 1-12), il vasellame proveniente da uno strato di riempimento (‘fill layer, nearly 1.5 meters in height’) di un ambiente (‘the pottery of room T1 is the centre of interest’) scavato dall’Istituto Archeologico Germanico nel 1994 ‘at the Rue Ibn Chabaat’ (lo studio della ceramica modellata al tornio dal suddetto strato di livellamento veniva pubblicato già nel 1999 da Mercedes Vega).
Il livellamento degli ambienti (in uso nella prima metà del VII) si verificò alla metà del VII secolo a.C. (Phase III); la datazione è confortata dalla presenza di frammenti di due anfore attiche SOS di metà VII, nonché dall’assenza di forme della seconda metà del VII (la bassa percentuale, pure attestata, delle anfore dalla Sardegna nuragica e dall’Italia centrale si riduce sensibilmente dopo la metà del VII). I frammenti ceramici, recuperati dal riempimento dell’ambiente, misti a cenere, ossa di animali, sabbia contaminata da sostanze organiche, appartengono a morfologie in uso nella prima metà del VII, con elementi residuali di VIII, quali due skyphoi euboici ‘and a possibly Levantine-Phoenician flat conical bowl with a painted rim that can clearly be dated in the eight century’.
I 1364 frammenti sono suddivisi, così, dall’Autore, in gruppi funzionali ed all’interno di ciascuno di essi si distinguono le due diverse tecnologie (wheel-made e hand-made):

  • Vessels for eating and drinking (37.1%)
  • Vessels for food and meal preparation (21%)
  • Containers for liquid and pouring (9.7%)
  • Storage vessels (3.9%)
  • Transport amphorae/storage vessels (18.0%)
  • Containers for cosmetic/pharmaceutical oils (3.0%)
  • Household goods (7.3%)
  • Special vessels (0.3%)

Al primo gruppo funzionale ‘Eating and drinking vessels with red slip’ appartengono plates, bowls (flat conical plates with a rim of three to four centimetres, forma preferita, ‘but the earlier shape with a narrower rim was still in use’; forma con vasca conica profonda ad orlo orizzontale; nonché carinated bowls and non-carinated, di cui un esempio di tazza non carenata, realizzata a mano, che imita però la forma wheel-made shape Vegas 2); e bowls with handles (nell’ambito di quest’ultima definizione rientrano bowls, ‘they seem to be for drinking’, che sono imitazioni cartaginesi di bowls, skyphoi e kotylai greco-geometriche).mansel_food_preparationL’Autore sottolinea che ‘Drinking bowls of Greek origin and their imitation in the Phoenician repertoire are very characteristic for Carthage and the Phoenician world’.
L’Autore analizza, poi, il vasellame per la preparazione del cibo, con forme aperte, lavorate al tornio, non-carenate (emisferiche) o coniche ad orlo spesso, nonché tripodi, a cui si affiancano forme peculiari, modellate a mano, che quando imitano forme al tornio se ne discostano quanto all’orlo.
‘A further group of open vessels, wich is typical for Carthage and the Western Phoenician settlements, are basins with broad bases and short slanted rim’ (Fig.2: 11-13), questi erano usati per cuocere il pane, come anche piatti rotondi, plasmati a mano, usati per cuocere pane non lievitato, con confronti dalla Sardegna nuragica, sebbene per la cottura quotidiana del pane si usavano forni, i tabouna-ovens.
Per la cottura dei cibi, invece, erano esclusivamente usati cooking pots, comuni nella Cartagine dell’VIII sec. a.C. ed in uso ancora nella prima metà del VII (come riscontrato in T1 room), (di forma sferica, monoansati, realizzati sia a mano che al tornio; lavorati a mano, invece, erano ‘cooking pot with a S-shaped profile and knobs’; sono attestate anche forme biansate di chiara derivazione levantina), in relazione a questo vasellame erano i relativi supporti (hand-made stand).
Altrettanto interessanti i risultati dell’analisi relativa a ‘storage vessels’, ceramica prevalentemente realizzata a mano, ed alle anfore da trasporto (con importazioni dal sud della Penisola Iberica 20%, dal Levante 12%, dalla Sardegna nuragica e dall’Italia centrale 2%, dall’Africa 8%), prodotte al tornio, con la peculiarità delle anfore dalla Sardegna nuragica e dall’Italia centrale che ‘have hand-made bodies and wheel-made rims’, e la cui elevata percentuale (circa 40%) negli strati di VIII secolo (come riscontrato nei layers dagli scavi all’incrocio tra il Decumanus Maximus ed il Cardo X, si veda al riguardo la nota 29 a pag.362) decresce sensibilmente intorno alla metà e dopo la metà del VII secolo.
Per quanto riguarda la produzione denominata storage vessels (small containers and large containers) l’Autore segnala le forme prodotte a mano (prevalentemente dotate di out-curving rim and two handles or large knobs; tra i piccoli contenitori vengono segnalate due forme dall’area tirrenica: una che presenta ‘a rim-situated horizontal handle’, vessel hand-made Thyrrenic 1,1; ed una forma, vessel hand-made Nuraghic 2, molto simile alla forma hand-made cooking pot, ma con una ‘lime wash on the inside up to the rim, which is typical of storage vessels and is a protection against vermin’) e quelle al tornio (tra cui, jars with two rim-situated handles; un pithos dal sud della Penisola Iberica a Cartagine).
I contenitori di liquidi sono, invece, prodotti localmente, con il solo 4.5% di importazioni dall’area Fenicio-Levantina, da Cipro, da Pitecusa e dalla Sardegna nuragica. Tra le forme: dipper juglets; trefoil oinochoes; mushroom jugs; vase à chardon; punic askoi; small bottles with thick walls, diffusi a Cartagine e nel mondo fenicio occidentale, di origini levantine, che dovevano contenere oli, ad esempio, di mirra, od essenze per scopi farmaceutici e cosmetici (Fig.7, pag.367).
Nell’ultimo e breve paragrafo, poi, dedicato a ‘Special Pottery’, suscita curiosità la forma di un ampio bacino (ovale o rettangolare) con la base perforata ‘probably used as a sieve’, ovviamente hand-made, ‘has no exact parallels to the basins known from the Phoenician world’.


Il contributo ‘Maltese Late Prehistoric Ceramic Sequence and Chronology: On-going problems’ (pagg.373-395) è a firma di Giulia Recchia (University of Foggia) ed Alberto Cazzella (‘La Sapienza’ University of Rome). Gli Autori, sulla scorta degli studi della ceramica preistorica rinvenuta nell’ambito delle Missioni archeologiche italiane 1963-1970 a Tas-Silġ, nonché degli esiti della più recente ripresa degli scavi, propongono qui ‘a short reconsideration of the Late Prehistoric chronological sequence (and especially of the Bronze Age), keeping in mind the suggestions arising from Tas-Silġ’ (Introduction).
Tas-Silġ: old and new data’ è una valida premessa all’insieme delle problematiche relative al sito in questione ed agli scavi ivi condotti, prima, da una Misssione italiana, negli anni 1963-1970 del secolo scorso, poi, negli anni ’90, dall’University of Malta (‘investigations in the southern part of the site’), e, di nuovo, da una Missione italiana (nel settore nord, dal 2003).
Punto di partenza è l’esame dei 2400 frammenti delle campagne del ’63-’70, con la precisazione che ‘The prehistoric finds from 1963-1970 excavations were found as residual materials in the historical layers’; di 48 di essi si sono eseguite analisi archeometriche, che hanno permesso di comporre un pattern delle varie fasi ceramiche della preistoria maltese (il diagramma a torta in Fig.1, pag.375, mostra una distribuzione percentuale cronologica delle produzioni ceramiche); sebbene, ‘This quantitative pattern barely mirrors the ancient situation because many factors can affect it…For exemple, the current exploration of the Early Bronze Age layers is giving a quantity of pottery of that period, greater than in the 1963-1970 excavations’.
Anche l’analisi spaziale della distribuzione della ceramica relativa alle varie fasi cronologiche, eseguita sui materiali dai vecchi scavi, dovrà essere integrata dai dati più recenti; il presente contributo, pertanto, per molti aspetti contingenti, si configura come work in progress.
Si passa, poi, all’esame delle strutture del settore Tas-Silġ North, un tempo considerate (negli anni ‘60) parte di un tempio megalitico, oggi, invece, ‘a complex set of structures linked to the cult (Fig.2), with both lobed and rectangular plans’, di cui si sono più approfonditamente indagati il Late Neolithic temple ed il sistema del doppio accesso ad esso, nonché i depositi archeologici preistorici nei settori presso l’ingresso orientale (Areas A,B,G,H) dove è ben documentata la fase Borġ in-Nadur, mentre è assente la fase Baħrija (the latest prehistoric phase); nonché ‘an in situ deposit relating to the Bronze Age occupation up to the Baħrija period’, nell’area occidentale del Tas-Silġ North.
Anche in corso di studio sono le evidenze (bioarcheologiche) da strati (disturbati) ‘directly placed upon the prehistoric layers’ potenzialmente forieri di interessanti informazioni circa le fasi di passaggio ‘from late prehistory to the early historical period (that is, to the Phoenician period)’.
In ‘The Late Neolithic’ si precisa che ‘The sanctuary of Tas-Silġ was founded probably in the Tarxien Phase’ (3000-2300 a.C., range proposto dai vari studiosi e suffragato da datazioni al radiocarbonio), sebbene, ulteriori possibili suddivisioni ‘in sub-phases within the Tarxien Period’ potrebbero scaturire dai vari stadi di ‘Late Neolithic building activity’ riscontrate a Tas-Silġ.
Gli Autori si propongono di effettuare Spatial Analysis sulla base dei ritrovamenti ceramici (‘the pottery ranges from finely incised and well-finished to the coarse examples’), al fine di mappare spazialmente i diversi tipi di attività svolti nel santuario.
In ‘The Early Bronze Age’ si esamina la fase di passaggio tra il Tardo Neolitico e la fase iniziale dell’Età del Bronzo, che Trump considerava ‘a break between them’, sebbene riscontrasse una continuità d’uso della classe ceramica Thermi ware dal Temple Period alla Tarxien Cemetery Phase (‘the bowl with thickened lip and decorated internally being the most typical element’).
Gli Autori si soffermano sulla classe ceramica Thermi ware, diffusa ad ampio raggio dal Mediterraneo orientale (‘Thermi in the Lesbos Island and Troy’) verso l’occidente: Dalmazia, Peloponneso, Italia meridionale e Sicilia sud-orientale; si ipotizza una diffusione in Sicilia ed a Malta a partire dal Peloponneso, dove essa comincia intorno al 2300 a.C.. ‘So the twenty-third to the twenty-second century is a probable date for the introduction of Thermi style pottery in Malta’, il cui uso iniziale era probabilmente contemporaneo alla fase finale del Tarxien Temple Period.
Gli scavi condotti dagli Autori a Tas-Silġ e le analisi al radiocarbonio chiariscono alcuni punti fondamentali, quali, ad esempio, l’uso ininterrotto delle strutture del Late Neolithic, e nella fase finale, un processo di trasformazioni sociali ed ideologiche ad opera di gruppi stranieri orientali o di sole idee provenienti dall’esterno, nonché la Thermi Phase, di breve periodo. Infine, si citano i dati dai nuovi scavi sull’Altis di Olimpia ‘where the pottery production that is closest to the Tarxien Cemetery examples … follows the Thermi like ware’; in Grecia ed a Malta la successione di questi stili ceramici corre parallela; affinità anche tra Malta e la Sicilia (quest’ultima con una funzione di intermediazione tra la Grecia e Malta), con Thermi ware da Ognina, Castelluccio e da altri siti; nonché Tarxien Cemetery pottery diffusa in molti siti siciliani; nonché nelle Eolie (Capo Graziano period).
Una nuova fase di contatti a lunga distanza comincia, poi, con i Micenei (XVII secolo a.C.) che vedono Malta tagliata fuori dalle rotte che dal Mediterraneo orientale giungono a Pantelleria, in Sicilia e nelle Eolie via coste nord-africane.
Gli argomenti fin qui trattati sono a firma di A.Cazzella; i seguenti a firma di G.Recchia.
The Late Bronze Age/First Iron Age’: lo scavo recente di depositi, in particolare, sul lato occidentale del santuario Tas-Silġ North ha rivelato sequenze stratigrafiche la cui analisi (in progress) permetterà di avere uno schema più preciso dei contesti ceramici della tarda Età del Bronzo o dell’Età del Bronzo Finale-inizi dell’Età del Ferro, sulla base delle quali formulare sequenze cronologiche e ricostruire fenomeni socio-economici; gli Autori accettano le cronologie già di Evans e Trump, e condividono la necessità di revisione di Sagona.
In particolare, dopo aver delineato in sintesi lo schema, suddiviso in fasi, di Trump (Evans e Trump sulla base dei dati dagli insediamenti di Borġ in-Nadur e Baħrija, nonché da altre evidenze, quale ad esempio, Mtarfa Pit, suddivisero in sub-phases Borġ in-Nadur e Baħrija periods, caratterizzate da determinati tipi ceramici: II B 1 -red-slipped lightly burnished pottery often decorated by incised lines-, II B 2 -pottery decorated by multiple zig-zag incised lines and T-handles-, corrispondenti al Late Bronze Age; II B 3 -fine dark ceramics, decoration are incised including simple geometrical motifs- corrispondente al Baħrija period), precisano che i livelli scavati, più recentemente, a Tas-Silġ North ‘will be used to better clarify in greater detail both the chronological sequences and characteristics of ceramic assemblages of each specific phase’, anche in questo caso, però, si tratta di analisi in progress.
Al fine di desumere una più precisa cronologia della preistoria maltese, gli Autori rivolgono lo sguardo ai contesti siciliani ‘at the moment it is the presence of Late Bronze Age/Early Iron Age Maltese ceramics in some Sicilian archaeological context that may give us the possibility to better define the Maltese chronological sequence’, prendendo in esame le fasi dell’Età del Bronzo in Sicilia (media, tarda e finale), basate sulla Thapsos culture (necropoli ed insediamento).
Punto di partenza la suddivisione in fasi di Voza della Thapsos culture (Thapsos culture Phase 1, Middle Bronze Age, dalla seconda metà del XV al XIV secolo a.C., corrispondente alla building Phase 1, caratterizzata da capanne circolari; Thapsos culture Phase 2, Late Bronze Age, XIII-XII secolo, building Phase 2, caratterizzata da edifici rettangolari nell’area centrale dell’insediamento di Thapsos, complessi A e B; Cassible culture, Final Bronze Age, XI-IX secolo, corrispondente alla building Phase 3, con edifici rettangolari ma di forma molto semplice, complesso C, e ceramica piumata), rivista, più recentemente da Alberti e Tanasi, che considerano le Fasi 1 e 2 di Voza come appartenenti entrambe alla Media Età del Bronzo (metà XV-inizi XIII a.C.) con le due tipologie abitative, coeve, con un periodo di abbandono dell’insediamento nella Tarda Età del Bronzo (Cultura di Pantalica) ed una rioccupazione nel Bronzo Finale (Cultura di Cassibile).
I due studiosi esaminano anche i materiali ceramici micenei (dal LH IIIAI al LH IIIB 1) presenti nelle tombe della cultura di Thapsos, associati a ceramica maltese (‘As Maltese Borġ in-Nadur pottery occurred in these tombs too, Tanasi assigned some Maltese types to each phase of the Thapsos culture’), a supporto di una suddivisione in tre fasi della Thapsos culture.
Gli Autori non condividono la valenza datante della ceramica micenea nel contesto di tombe collettive, quindi, riutilizzate e dove la ceramica può essere stata collocata a più riprese ed in momenti diversi: ‘Thus, we cannot consider as valid the dates obtained by the Mycenean vessels for the whole context’; per quanto riguarda l’insediamento, sostanzialmente gli Autori propendono per la continuità nell’insediamento di Thapsos già sostenuta da Voza, non individuando elementi chiaramente probatori a supporto di una fase di abbandono ‘Cogent clues concerning a period of abandonment of the site suggested by Alberti and Tanasi are lacking’; segue l’analisi della ceramica maltese dall’insediamento di Thapsos in linea con la sequenza di occupazione di Voza e con la sequenza cronologica di Trump.
‘On the whole, as far as the Borġ in-Nadur Period is concerned, we may assume it developed almost in parallel with the Middle and Late Sicilian Bronze Age…The Thapsos sequence suggests a possibile chronological differentiation exists within the Borġ in-Nadur Period, but how do we make out the internal phases of this period?’
Più recentemente Sagona rivede la ‘Late Bronze Age Maltese sequence’ di Trump, nonchè la cronologia della ceramica, in particolare, dalla capanna 2 di Borġ in-Nadur: ‘She has proposed that the dating of the ceramic assemblage found on the floor of Hut 2 could be shifted to Tarxian Cemetery Period, on the basis of the similarities’; proposta che non convince completamente gli Autori ‘we are inclined to agree with Trump dating these vessels to a later phase, wich we prefer to name Baħrija’, … ‘in any case, Sagona, has rightly noticed the abandonment level of Hut 1 lies over the deposit of Hut 2’.
Gli Autori notano una certa coerenza tra l’evidenza di Thapsos e le fasi II B 1 e II B 2 di Trump, sebbene essi ritengano alquanto ambiguo il concetto di ‘fase’ usato da Trump per definire insieme aspetti cronologici e tecnico-stilistici della ceramica, segnalando la possibilità di coesistenza di stili diversi: ‘In fact, in late prehistoric ceramic assemblages, the combination of fine well-finished pottery and coarse wares … is usual’; pertanto, eccessiva sembra la suddivisione in II B 1 e II B 2, e relative differenze stilistiche della ceramica, intesa come variazione cronologica.
‘The problem still remains open -the investigation of the chronological type-markers need reconsidering on the basis of further stratigraphic associations and radiocarbon dates as Sagona has already noted. New useful data will come out not only from the Tas-Silġ North sequence analysis or from Tas-Silġ South from the University of Malta’s research, but also from the recent investigations by the Maltese Superintendence of Cultural Heritage’.
Infine, la presenza a Malta (negli insediamenti di Borġ in-Nadur e Baħrija) di ceramica Thapsos-Milazzese, evidenza non solo di allineamenti cronologici, ma di relazioni socio-economiche tra Malta e la Sicilia.
Un punto, invece, su cui molti studiosi convergono (nonostante piccole divergenze di opinione esistano circa l’inizio del Thapsos building Phase 3, e la ceramica Maltese type dark surface), è la contemporaneità tra le fasi II B 3 e II C di Trump e l’Età del Bronzo Finale siciliana (cultura di Cassibile); sebbene gli Autori preferiscano, alla ‘double alphanumeric label’ di Trump, il nome di Baħrija, fase che può collocarsi tra l’XI e l’VIII secolo a.C., ‘when the first contact with the Phoenician seafarers happened’.
In ‘Concluding Remarks’ si offre una efficace sintesi delle problematiche relative sia al Late Neolithic ed, in particolare, alla fase di passaggio all’Età del Bronzo, sia al Late Bronze Age e Final Bronze Age/Early Iron Age. Primi dati, sebbene parziali e da integrare con ulteriori e più complete analisi archeometriche, confermano una continuità nella tecnologia ceramica (‘in the selection of tempers, firing processes’) tra Late Neolithic ed Early Bronze Age e nei periodi successivi. Analisi condotte su campioni di Thermi ware recuperati nell’ambito degli scavi di Tas-Silġ South hanno provato che trattasi di produzioni locali; le influenze esterne hanno agito esclusivamente sul repertorio stilistico della ceramica.
L’Autore ‘bearing in mind chronological suggestions from Aegean contexts and the Tas-Silġ North stratighraphic evidence’, propone i seguenti step:

  • XXIII-XXII inizia la produzione di Thermi ware ‘but Tarxien style pottery was possibly still in use’
  • XXII-XXI era ampiamente in uso Tarxien Cemetery Pottery, la Thermi ware era ancora prodotta, a meno che i frammenti recuperati in questi layers non siano da considerare come residui
  • XX-XV caratterizzati solo da Tarxien Cemetery Pottery

Per i problemi relativi al Late Bronze Age e Final Bronze Age/Early Iron Age, l’Autore auspica una più ampia revisione di alcuni siti-chiave siciliani, e la ceramica maltese dai medesimi contesti (tombe ed insediamenti). Infine ‘a clear distinction between the Maltese Late Bronze Age products and the Final Bronze Age/Early Iron Age industry may be made, as Trump has already suggested’:

  • Borġ in-Nadur (Late Bronze Age, Trump’s II B 1 and II B 2), tardo XV-XII sec. caratterizzato da light red and dark red slipped pottery, con differenti decorazioni incise e coarse ware
  • Baħrija (Final Bronze Age and First Iron Age, Trump’s period II B 3 e II C), XI-VIII sec., caratterizzato da black pottery, excised decorations, geometric painted decorations and corse products.





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