Roman Mosaics of Britain II

Autore: David S Neal and Stephen R Cosh
Titolo: Roman Mosaics of Britain Volume II, South-West Britain
Editore: Illuminata Publishers for Society of Antiquaries of London

Reviewed by Antonella D'Ascoli in June 2009

IL Il Volume II illustra i mosaici del South-West Britain (comprendente oggi la città e la contea di Bristol, le contee di Cornwall, Devon, Dorset, Somerset, Wiltshire), un’area con molti dei più famosi e fini mosaici della provincia romana della Britannia, in alcuni casi attestanti anche la fede cristiana della élite romano-britannica; chiaro esempio il mosaico scoperto a Hinton St Mary che mostrava un ritratto generalmente interpretato come immagine di Cristo.
vol-iiGli Autori illustrano il contesto a partire dalle civitates che erano presenti in quest’area; in epoca romana la parte occidentale di questa regione, grosso modo corrispondente alle attuali contee di Cornwall, Devon e la parte ovest del Somerset, era occupata dalla civitas dei Dumnonii, la cui capitale Exter (Isca Dumnoniorum) si sviluppò dopo la conquista, a partire dalla fortezza della Legio II Augusta. La maggior parte del Dorset, del sud del Somerset, la parte sud del Wiltshire, era occupata dalla civitas o dalle civitates dei Durotriges la cui capitale era Dorcester (Durnovaria), Dorset; Ilcester (Lendiniae, o Lindinis), Somerset, probabilmente ottenne lo status di capitale della civitas nel IV secolo. In questi territori aventi una buona rete viaria, c’erano molte ville con ampi cortili e dotate di mosaici.
La parte settentrionale del Somerset, Bristol ed il nord Wiltshire erano probabilmente parte della civitas dei Dobunni, il cui territorio principale era Gloucestershire. Bath (Aquae Sulis), poi, forse non ottenne mai lo status di capitale della civitas, però potette annoverare tra i suoi monumenti principali un imponente complesso di terme ed un tempio. Le ville che sorsero attorno a Bath furono più sontuose di quelle che si impiantarono attorno a Winchester, capitale della civitas dei Belgi.
Dal complesso dei bagni della legione di Exter, proviene il mosaico in bianco e nero più antico, datato al 60 d.C., l’unico da contesto militare.
Molti mosaici si datano al IV secolo, pochi invece appartengono al II secolo. Nel IV si riscontra una grande propensione ad abitare nelle ville piuttosto che nelle case di città, nelle ville si fanno investimenti e da queste provengono molti mosaici di qualità.
Gli Autori, tracciano una breve storia delle scoperte, segnalando il riutilizzo dei mosaici sin dall’epoca medievale; nonché le indicazioni della toponomastica come indizio della presenza di resti pavimentali nel South-West, in particolare, il toponimo chessels che deriva chiaramente dall’english caestel , che significa, appunto, heap of stones piuttosto che dal latino tessellae.
Essi si soffermano, poi, su tutta una tradizione antiquaria che muove dalla seconda metà del ‘600; i mosaici diventano oggetto di documentazione mediante disegno, pittura; nel ‘700 essi vengono riprodotti dagli incisori. Il disegno del Mosaic 255.1 (pag. 363) da Roudge, fu effettuato da W George, di cui, poi, Van der Gucht realizzò una incisione, infine, la vedova di W. George lo riprodusse in un arazzo.
Ma solo durante l’800 ed il ‘900 si cominciò a produrre una più adeguata documentazione parallelamente ai numerosi scavi sistematici che si conducevano. Talvolta i mosaici venivano rimossi e riposizionati altrove; per il Mosaic 165.30 da Dorchester, M Lawrance utilizzò un sistema di rimozione tessera x tessera, numerando ciascuna di esse, per poi ricomporle con perfetta precisione…le tessere in quel caso erano 16.864.
Gli Autori affrontano, poi, la problematica dei contesti abitativi. Nel South-West Britain i ritrovamenti di mosaici pavimentali si sono verificati in contesti urbani e di ville; dei relativi edifici, invece, molto è andato perduto a causa di limitate opportunità di scavo, della continuità insediativa, nonché degli interventi verificatisi già in epoca medievale con scavi di pozzi e di nuove costruzioni che hanno danneggiato i livelli preesistenti.
Certe ville di IV secolo erano impiantate ex novo; per molte altre, preesistenti, invece, si è riscontrata una continuità insediativa con molteplici interventi di ristrutturazione e ampliamenti di IV secolo. Talvolta, gli ampliamenti consistevano in una unificazione di nuclei sia residenziali che ad uso agricolo attorno ad una corte che fungeva da giardino; o nella costruzione ex novo di strutture termali con eleganti vasche da bagno ottagonali (piscinae), queste ultime soprattutto nel territorio dei Durotriges, alterando così talvolta la simmetria della planimetria.
Gli Autori addivengono così alla trattazione delle tipologie insediative.
Le ville della tipologia Winged-corridor-type, sono costituite da una serie di ambienti con brevi ali che si estendono a ciascuna estremità su entrambi i lati, fronteggiate da una porticus; la tipologia, già nota nel South-East Britain nel II secolo, è attestata nella sua forma più autentica nel South-West solo a Box, Wiltshire (pag.322, fig.329); per il resto la terminologia è stata estesa anche a quelle planimetrie costituite da una porticus con ambienti retrostanti, in cui le ali terminano alle estremità con stanze quadrate aggettanti, padiglioni (pavilion), considerati, talvolta, torri.
Le Hall-type villas, come vengono definite dagli Autori, sono ville caratterizzate da un ampio spazio (vestibolo) di solito lastricato con stanze su 3 lati; esempi di tale tipologia sono individuate attorno a Bath; esse presentano un complesso di ambienti termali all’estremità sinistra dell’entrata. Le stanze presentano fini mosaici.
Gli Aisled buildings (a navate) sono edifici a navate, strutture basilicali (tipo-granai) di pianta rettangolare. Pochi esempi nel South-West, sebbene la loro funzione non era residenziale ma originariamente agricola o industriale come a Dorchester e ad Halstock, Dorset (si vedano gli altri volumi), solo più tardi vengono trasformate con l’inserimento di ambienti residenziali.
Ancora un’altra tipologia, quella definita Courtyard villas, ville a corte che può essere facilmente definita come un edificio o edifici attorno ad un cortile, probabilmente un giardino. Molte ville nel South-West ricadono in questa categoria; a Keynsham, Somerset, c’è un esempio eccezionale di questa tipologia, costruita in un’unica fase, con camere esagonali e pregiati mosaici.
Molto interessante la trattazione delle rooms, i singoli ambienti che, nelle ville o dimore urbane, erano decorati con mosaici pavimentali e quindi da ritenersi di una certa importanza; in due ville del Wiltshire, Downton e Castle Copse, il triclinio ubicato in posizione centrale presentava un ampio bordo su tre lati, per la collocazione dei letti triclinarii, mentre al centro della sala era il motivo figurato del cantharus, allusivo alla funzione d’uso della stanza, Keynsham, Somerset (Mosaico 204.1 – 204.11). Un cenno a Sidonius Apollinaris che scrive nel V secolo in Gallia e tratta di triclini, sebbene si riferisca a ville già esistenti da lungo tempo; egli descrive 3 tipi di triclini: triclinium matronalis, il triclinio invernale (che gli Autori definiscono: winter dining-room), nonché una stanza che egli non senza falsa modestia, chiama coenatiuncula (small dining-room) dove gli ospiti pranzano reclinati su letti semicircolari (stibadium) (Sidonius, Epistulae II, ii, 11).
La tradizione parla principalmente di triclini invernali e triclini estivi; quelli invernali erano riscaldati con ipocausti; Sidonio parla di focolari nei triclini invernali. Questi ambienti riscaldati, di solito, non avevano accesso diretto al portico, ma erano ubicati più all’interno e dotati di un’anticamera. Ville con ambienti riscaldati mediante focolare e pavimentati con mosaico sono stati individuati nel South-West, come a Thornford, Dorset (pag.170, Fig.165, Mosaic 181.6).
Nel South-West si è individuata una particolare concentrazione di ambienti rettangolari bipartiti, a terra essi sono divisi, nel senso della larghezza, da una soglia a mosaico, in due aree quadrate pure mosaicate.
Talvolta, su un lato di questi ambienti si aprivano absidi a formare una pianta a triconco, o un’unica abside; connessi agli ambienti tricliniari erano poi gli ambienti termali, con larghe piscine ottagonali, ad es. a Lufton, Dewlish.
oceanusNel South-West Britain molti mosaici sono solo geometrici, dai motivi più semplici fino a quelli policromi più complessi quasi esclusivi delle case di città; solo pochi esempi figurativi sono attestati nel II secolo: Nettuno/Oceanus (Mosaic 165.13), o nel IV secolo a Dorcester e a Bath.
Mosaici figurati ricorrono, invece, numerosi nelle ville del South-West; tra i motivi più diffusi, Orpheus che col suono della sua lira ammalia gli animali, Bacchus che richiama i piaceri del convivio piuttosto che il fervore religioso, Apollo e Marsia; non mancano le scene letterarie Mosaic 168.1 da Frampton e il Mosaic 204.10 da Keynsham si ritiene rappresentino scene tratte dalle Metamorfosi di Ovidio, mentre il Mosaic 207.1 da Low Ham ci mostra scene dall’Eneide di Virgilio.
Altri motivi figurati sono cacce, scene di circo, scene marine.
Questi motivi oltre a riflettere i gusti e le esigenze culturali dei proprietari, danno informazioni sugli artigiani, e sulla circolazione di motivi figurativi (ad esempio, certe scene di cacce presentano somiglianze con mosaici del Nord-Africa) e degli artigiani stessi, che erano itineranti.
Gli Autori, poi, affrontano la problematica degli ambiti operativi omogenei, che una mappa di distribuzione ben illustra (pag.23, fig.2). Si è parlato di schools (Mr D Smith), di officinae (P Johnson), ma gli Autori preferiscono il termine group, difatti, a differenza degli esempi riscontrati in Spagna o in Francia, in Britannia nessuna firma di mosaicista è stata finora rinvenuta, sebbene le firme si sono sempre riscontrate apposte su pannelli figurati prefabbricati.
Si sono individuati un Saltire Group, definito da Smith, Corinian Saltire School, con poche attestazioni nel South-West, i cui schemi sono geometrici; gli schemi saltire-based comprendono spesso quadrati interlacciati; il nucleo principale del Saltire group era la romana Corinium (Cirencester), sebbene oggi in seguito alle più recenti scoperte si possono postulare sub-groups (Cosh), nonché influenze ad es. sul Lindinis Group; si potrebbe parlare, pertanto, di uno stile regionale.
Un Durnovarian Group specializzato in lavori figurativi, localizzato a Dorcester, Dorset, con diffusione a nord della città; gli Autori (pag.22) presentano un elenco dei possibili lavori assegnabili al suddetto gruppo, elenco ridotto rispetto a quello proposto da Smith che fece rientrare in questo gruppo tutti i mosaici con scene marine del South-West Britain.
P Johnson, in base alla distribuzione dei mosaici prevalente attorno ad Ilcester e a Dorcester, propose di rinominare questo gruppo Durotrigan Group con officinae, a Dorcester ed Ilcester, in particolare, individuando una Lindinis officina.
Gli Autori non accettano l’esistenza della Lindinis officina di Johnson, cui assegnare tutti i pavimenti figurati di IV secolo della regione, pertanto, ritengono più appropriata la definizione di un Durnovarian Group, con un workshop ad Ilcester, presso il quale operavano differenti artigiani, anche itineranti; così potrebbero spiegarsi le contaminazioni individuate da Smith che postulò l’esistenza di una Durno-Corinian phase (AD 340-350/AD 370+).
Per gli approfondimenti circa questa problematica si rinvia alla lettura diretta del Volume II (pag.22 e ss.). schemi_ii
interlacciati_iiQuanto agli schemi essi sono formati da pannelli quadrati o rettangolari; nella più frequente combinazione i pannelli quadrati sono fiancheggiati da rettangoli.
I pannelli quadrati contengono vari schemi, tipicamente basati su cerchi, ottagoni e quadrati interlacciati; schemi basati su cerchi tangenti con cerchi smerlati a formare ottagoni dai lati concavi; spesso tali schemi sono interrotti dal riquadro, pertanto, si hanno semicerchi lateralmente e quadranti di cerchio agli angoli.
Si tratta di schemi che altrove ricorrono anche nei mosaici di II secolo.
Ricorrono poi schemi basati su cerchi concentrici interlacciati; griglie di ottagoni che sviluppano quadrati disposti in diagonale negli interspazi; a Dorcester, negli interspazi, svastiche.
Motivi figurativi spesso sono contenuti in riquadri disposti radialmente attorno ad un nucleo centrale.
Altro schema quello delle coppie di quadrati interlacciati. Questo schema si presenta con 2 tipi, uno basato su una gliglia 3x3, che sembra essere uno schema preferito nell’ambito del Lindinis Group; il secondo tipo, più regolare, è costruito all’interno di un cerchio su cui poggiano gli angoli dei due quadrati interlacciati.

 

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