Roman Mosaics of Britain III 1-2

Autore: David S Neal and Stephen R Cosh
Titolo: Roman Mosaics of Britain Volume III (Part 1, Part 2) South-East Britain
Editore: Society of Antiquaries of London
Distributore: Oxbow Books

Reviewed by Antonella D'Ascoli in June 2009

IL Il III Volume del Corpus ‘Roman Mosaics of Britain’, diviso in due parti (Part 1, Part 2), viene pubblicato agli inizi del 2009 dalla prestigiosa Society of Antiquaries of London, a firma di David S Neal e Stephen R Cosh; questi ultimi sono anche Autori dei precedenti volumi I e II, già editi rispettivamente nel 2002 e nel 2005.
area_iiiIl volume III, Part 1 e Part 2, contempla l’area del South-East Britain.
Il volume III, Part 1, si apre con una pagina di Contents, un elenco dei contenuti in cui è suddivisa l’opera, che facilita la comprensione dell’organizzazione logica del libro; segue, poi, la lista, numerosa, dei Donors (Institutions and Societies, Individuals), grazie alla magnanimità dei quali la pubblicazione del volume si è potuta effettuare; segue l’elenco delle illustrazioni (Illustrations) suddivise ordinatamente per i vari ambiti topografici; ciascuna illustrazione è provvista di legenda ed è immediatamente rintracciabile grazie all’associazione di un numero progressivo, collocato alla sinistra di ciascuna dicitura ed al corrispondente numero di pagina, posizionato, invece, a destra; ciò facilita estremamente la ricerca e conseguente individuazione dell’immagine nel volume. Questa sezione preliminare si chiude con gli Acknowledgments di David S Neal e Stephen R Cosh, datata novembre 2008.
Segue l’Introduction, guida sintetica e complessiva alla comprensione delle problematiche trattate, analiticamente, dalle numerose schede di catalogo, ordinate anche queste per ambiti topografici omogenei con ulteriori introduzioni propedeutiche alla comprensione delle problematiche dei singoli comprensori territoriali.
Il testo è corredato da disegni tecnici, sia in bianco e nero che a colori, nonché da foto e rilievi fotogrammetrici; ma ciò che ha suscitato maggiormente il nostro apprezzamento sono le numerose riproduzioni pittoriche di pavimenti a mosaico, watercolor e painting, eseguite tessera per tessera, opere di artisti dei secoli scorsi, che per accuratezza grafica e pittorica, nulla hanno da invidiare alle moderne tecniche di rilievo fotogrammetrico o di riprese a mezzo di scanner laser 3D. Si tratta, in effetti, di tutta una raccolta di documentazione che, sin dal 1737 (come è riscontrato dalle fonti d’archivio) i Fellows della Society of Antiquaries of London hanno curato e promosso, e di cui è stata anche intrapresa la catalogazione, svoltasi, talvolta, con interruzioni.
Quindi, l’interesse per i mosaici romani della Britannia, da parte della prestigiosa Society, muove da molto lontano!
Il volume III, come si diceva, copre i counties del South-East England che, come gli Autori sottolineano, comprende quei territori più vicini all’Europa continentale ed entrati più precocemente in contatto con la civiltà romana, e dove sono stati più numerosi gli insediamenti romani sorti su precedenti foci o in prossimità di essi, e dove, pertanto, in particolare, nel Sussex si sono trovati i mosaici più antichi della Britannia; aree, con una storia economica peculiare, in cui si assiste ad una fioritura nel II secolo d.C. ed ad un lento declino nel IV.
L’ Introduction si apre con un inquadramento della morfologia dell’area, divisa in due parti dal Tamigi (Thames) e dal suo estuario e percorsa da tutta una rete di affluenti.
Interessante la segnalazione della presenza di ricchi depositi di ferro nel Weald, già sfruttati nell’età del ferro e poi, più intensivamente, in epoca romana.
La conquista romana nel South-East si profila come occupazione di un territorio con assetti organizzativi preesistenti di cui gli Autori tracciano un quadro chiaro e sintetico, la cui conoscenza si rivela fondamentale per la comprensione degli sviluppi in termini dell’incontro tra culture profondamente diverse, di assimilazione e di forme di reciprocità che si delineano, con le ovvie ricadute per quanto riguarda la emulazione, da parte delle élites locali, dei costumi romani e delle consuetudini abitative di questi ultimi.
La civitas dei Catuvellauni, con capitale a Verulamium, occupava le moderne regioni del Buckinghamshire e l’Hertfordshire, mentre i Trinovantes, l’area che oggi corrisponde all’Essex, con capitale Camulodunum (Colchester); a sud del Tamigi, invece, la civitas dei Belgae, occupava l’attuale area dell’Hampshire, con capitale a Venta Belgarum (Winchester); mentre la zona settentrionale dell’Hampshire e del Berkshire formava parte del territorio degli Atrebates con la loro capitale Calleva Atrebatum (Silchester); buona parte del Sussex era, invece, abitato dalla civitas dei Regnenses con la capitale a Noviomagus Regnensium (Chichester); verso est, nel Kent, era la civitas dei Cantiaci, con capitale Durovernum (Canterbury). C’era poi Londinium, centro mercantile sul Tamigi.
Una rete viaria, nonché il fitto network della rete fluviale, collegava questi centri tra di loro e le numerose ville dislocate sul territorio; gli Autori non omettono di segnalare le strutture di granai individuati lungo le sponde dei fiumi, che dovevano essere in correlazione con ville ubicate nelle aree settentrionali del Kent.
La romanizzazione, dopo la conquista di Claudio, portò ad un rapido sviluppo della regione, caratterizzato, nelle città, dalla costruzione di edifici pubblici (fora e basilicae), da un sistema di assi viari regolari formanti insulae, nonché da residenze abitative urbane. Tale sviluppo ebbe una battuta d’arresto negli anni 60-61 d.C., durante la rivolta capeggiata dalla regina Boudicca, della tribù degli Iceni, quando le città di Colchester, Verulamium e Londinium furono distrutte.
Gli Autori sottolineano alcuni aspetti della romanizzazione, tra cui principalmente quelli aventi profonde ricadute sul modo di abitare e quindi sulle problematiche relative alle strutture orizzontali di base (si legga ‘pavimenti’), oggetto del Corpus che qui si recensisce.
La romanizzazione, difatti, come è indicato dagli Autori, consistette soprattutto nell’attrazione delle rudi aristocrazie locali verso uno stile di vita romano, che contemplava il consumo del vino, cui i locali erano già assuefatti attraverso le importazioni, l’uso di ceramica fine, e poi, mediante la costruzione di ambienti orientati alla cura del corpo, le terme, o ai piaceri del simposio, gli ambienti tricliniari, o della vita di relazione, i portici; pur tuttavia senza abbandonare le tradizioni locali, ad esempio, nell’ambito del rituale funerario.
Interessante il cenno alle strutture abitative e relativi materiali da costruzione, prima deperibili, legno ed elementi straminei per le coperture (I - inizi II secolo), con abitazioni prive di mosaici pavimentali, poi, dalla metà del II secolo d.C., costruzioni in muratura, ornate di pitture e mosaici, con tetti in lastre di ardesia; anche a livello di planimetrie si passa dalle forme allungate del I secolo, alle forme ad L o U con cortile centrale e portici sui lati.
Gli Autori affrontano, poi, le tipologie abitative, in particolare, a livello planimetrico. Questa materia è trattata anche negli altri volumi, con particolare riguardo agli specifici comprensori territoriali.
La tipologia più diffusa in uso con continuità sin dall’età del ferro pre-romana (gli scavi di David S Neal hanno confermato la continuità del tipo planimetrico a Boxmoor, a Gorhambury, Hertfordshire) era quella cosiddetta winged-corridor form. Tale tipo era in uso anche negli edifici lignei, questi ultimi però sprovvisti di mosaici pavimentali. Le ville winged-corridor form erano molto diffuse nei territori a nord del Tamigi, nei territori abitati dai Catuvellauni e dai Trinovantes, mentre nell’Hampshire, nell’isola di Wight e nel West Sussex, ad esso subentra spesso un tipo di edificio ad ali, aisled building, che diventa residenza di status elevato.
Le ville più antiche del Sussex riflettono, invece, stili continentali.
Le ville a corte, poi, erano molto più diffuse nel South-West che nel South-East; esse consistevano in appartamenti residenziali continui attorno a 3 lati di un cortile, adibito a giardino. Spesso lo spazio libero era cinto da mura, lungo i cui lati si aprivano nuclei di ambienti residenziali (es.: Sparsholt, Figure 215a).
La tipologia planimetrica, winged-corridor form, è ben trattata nel Volume I del Corpus, ma nel Volume III è contemplato un range di tipi più ampio.
pavilionSebbene ci siano molti esempi di case con una fila di stanze con portico sulla fronte che termina alle estremità con padiglioni, molte villae del II sec.d.C. sono del tipo canonico con corridoio ad ali (talvolta con terminazioni absidali), con portico in forma di U, su tre lati, o talvolta tutt’intorno; questo tipo si trova raramente nelle città. Gli Autori segnalano varianti.
Esempi dell’altra tipologia, a navate (aisled building), invece, si sono individuati in gran numero nel South-East. Questo tipo di edifici, barn-like, assomiglia a strutture di granaio, o a basilicae a pianta rettangolare con due file di pilastri internamente per supportare il tetto, formando così delle navate. Si tratta, affermano gli Autori, di una tipologia probabilmente pre-romana, con pochi e non stringenti confronti nell’Europa continentale.
Tale genere di edifici sono adattati con modifiche e trasformazioni ad usi residenziali con mosaici ed ambienti termali. Nel III secolo le modifiche a tali edifici comportano l’inserzione di stanze sul lato opposto all’entrata, in asse con le file di pilastri interni, o talvolta, con l’inserzione di nuclei di stanze mosaicate, collegati alle navate mediante ambienti di raccordo.
Particolare attenzione è dedicata dagli Autori, poi, al rapporto tra funzione degli ambienti, di rappresentanza (ad esempio, i triclini) o privati e decorazione pavimentale.
I primi ornati da mosaici di elevata qualità, i secondi, invece, da mosaici di più semplice fattura. Spesso la decorazione a pannello centrale risparmia fasce, o zone dell’ambiente destinate all’allocazione dei letti tricliniari, ornate da semplice tessellato. Le stanze che si aprono sui portici e che hanno la vista sulle corti a giardino presentano il motivo decorativo del cantharus centrale ed altri disposti negli angoli, che alludono al convivio e al dio del vino.
bignor_planIl più elaborato mosaico è a Bignor, Sussex (396.3), con rappresentazione di Ganimede, coppiere degli dei, al centro della sala da pranzo, invece, nella sala ganimededi intrattenimento antistante, una rappresentazione di menadi. Gli ambienti per il banchetto erano spesso bipartiti e di diversa ampiezza (Verulamium 348.20), talvolta, rettangolari, terminanti ad abside. Non mancavano variazioni planimetriche, né triclini invernali riscaldati da pavimenti concamerati.
Gli Autori segnalano, poi, un tipo particolare rappresentato da quei mosaici con singolo pannello (small-panel mosaics) relativamente piccolo in proporzione alla stanza; questi si riscontrano nelle stanze di soggiorno retrostanti ad ambienti destinati ad uso commerciale che si aprono sulla strada e sono particolarmente frequenti a Londinium, centro mercantile; attestati sin dalla fine del I secolo d.C., riflettono le limitate disponibilità finanziarie dei proprietari.
A questo punto gli Autori analizzano le tipologie pavimentali, organizzando la materia cronologicamente.
Per il I secolo si pone l’accento sui più antichi mosaici della Britannia rinvenuti nel palazzo di Fishbourne, Sussex, datati all’ultimo quarto del I secolo, in bianco e nero (con prevalenza di tessere bianche e bordi neri) i cui disegni, geometrici e ripetitivi (pag.14), sono assimilabili ai coevi esempi della Gallia (Besançon, e dintorni di Vienne); tipologia questa in uso anche in edifici pubblici.
A quest’epoca risalgono anche esempi di opus sectile, realizzati con marmi di importazione, di cui si sono individuate impronte in forma di quadrati, triangoli, losanghe, e rombi.
Resti di mosaici provengono anche nelle strutture templari, ad esempio, dal tempio romano-celtico costruito sin dal 60 d.C. sull’isola di Haylingble, Hampshire, che sostituisce un tempio locale, sede di un tradizionale luogo di culto.
Interessante lo sfalsamento cronologico che gli Autori lasciano intravedere nell’uso di pavimenti in mosaico tra le case di città e le ville del territorio: nelle case di città, costruite in legno, si possono trovare pavimenti in mosaico già nel I secolo d.C., nelle ville, invece, solo dopo la metà del II secolo, quando esse vengono ricostruite in muratura, con mosaici in bianco e nero; l’unico esempio di mosaico policromo è in un nucleo di ambienti termali (bath-suite), 354.1 da Eccles, Kent, con una rappresentazione di tipo gladiatorio.
Anche l’opus signinum è attestato, esso presenta il motivo decorativo delle piccole croci di tessere bianche con tessera centrale nera; nel mosaico 352.12 da Canterbury oltre alle file di crocette si riscontrano anche cerchi suddivisi in quarti alternativamente di tessere bianche e nere.
In Britannia non esistono altri esempi di mosaico associato all’opus signinum, i confronti rinviano, invece, a Reims, sul continente.
L’area coperta dal Volume III (che qui si recensisce), comprende città, in particolare nel South-East, con ricchi mosaici di II secolo, risalenti al periodo antonino, poiché è in questo periodo che si verifica la ricostruzione delle abitazioni, in muratura, talvolta su larga scala. Un esempio è il mosaico 339.1 da Boxmoor, Hertfordshire; anche nelle ville del Kent si riscontrano mosaici di II secolo; mentre nel Sussex non rimangono esempi.
east_schemesLa letteratura scientifica anglosassone riconosce due traditions di mosaici di II secolo: the Western, consistente in griglie di ottagoni, the Eastern, che presenta generalmente schemi a 9 pannelli sia rettilinei che circolari (pag.17). Lo studioso D J Smith ha parlato di ‘tradizioni’ da intendersi come ‘stili regionali’; la ripartizione, invece, secondo gli Autori, non può essere esclusiva dell’una o dell’altra zona.
Nel II secolo si sviluppano schemi suddivisi in 9 pannelli separati da un motivo a treccia (guilloche), schema attribuito alla Eastern Tradition.
Lo schema a 9 pannelli con quadrato centrale, rettangoli sui lati e piccoli quadrati agli angoli, è attestato a Colchester e Verulamium, nonchè in ville del territorio. I rettangoli possono contenere losanghe o elementi figurativi (creature marine); quest’ultima tipologia è nota anche fuori della Britannia, a Sant-Germain des Champs e Forêt de Brotonne, datati alla seconda metà II – inizi III secolo, i riquadri rettangolari con losanghe sempre negli schemi a 9 pannelli nell’Europa continentale sono attestati a Besançon e databili al II secolo.
Altra variante (a Verulamium, Colchester, Silchester) prevede al posto dei rettangoli un latchkey-meander (meandro a chiave).
Un ulteriore sviluppo è costituito dallo schema a 9 pannelli sovrapposto ad uno schema di cerchi concentrici.
Altri schemi a 9 pannelli sono basati su cerchi (pag.17, fig.5): cerchio centrale, semicerchi laterali e quarti di cerchio agli angoli; in un’altra variante il cerchio centrale è sostituito da un quadrato sui cui lati si addossano semicerchi, e motivi a treccia che formano una croce di Sant’Andrea.
Schemi più complessi presentano quadrati separati da quadrati ad essi tangenti; schemi formati da griglie di ottagoni, o di esagoni alternati a rombi.
Questi pavimenti di II secolo sono policromi, essi impiegano più tonalità di quelli di IV secolo, e contrastano con i pavimenti in b/n del I secolo di tradizione italiana, sebbene non manchino esempi di mosaici in bianco e nero, associati a pavimenti di II secolo, col motivo predominante del meandro a svastica simili ai pavimenti di I secolo di Fishbourne.
Nel III secolo si assiste ad una diminuzione della qualità della fattura dei mosaici, causa la depressione economica e l’instabilità politica.
Alcuni elementi caratterizzanti sono le losanghe campite di colore, nei mosaici di IV secolo; treccia a 4 capi con elemento centrale di colore azzurro è, invece, tecnica tipica del II secolo.
londinian01A Londinium nel III secolo si delinea il Londinian Acanthus Group. londinian02
In contrasto con altre regioni ci sono pochi mosaici di IV secolo nel South-East.
Il gruppo di IV secolo più attivo nel South-East ed il cui lavoro è documentato ampiamente è il Central Southern Group; esso è attivo nel South-East agli inizi del IV secolo, ma dopo la metà del secolo nessun gruppo è operativo esclusivamente nel South-East.
Si affronta poi la trattazione delle produzioni, variamente denominate nella storia degli studi: groups, officinae, traditions, schools, problematica questa ben affrontata nel Volume I.
L’Introduction, pertanto, prosegue con la trattazione del Londinian Acanthus Group. L’individuazione di una Londinian officina, collocabile nel III, si deve a D J Smith (1984) e poi a Johnson (1993).
La principale caratteristica di questi pavimenti è un elaborato motivo dell’acanto con foglie che terminano a rondelle ombreggiate lateralmente. Pannelli con questo motivo decorativo compaiono a Leadenhall Street, Lothbury, Queen Victoria Street (London).
Johnson collega il mosaico con Bacchus da Leadenhall Street (370.56) a questo gruppo sulla base di analogie stilistiche col mosaico 370.88 da Queen Victoria Street, datandolo al III secolo, sebbene il motivo figurato e l’uso di tessere di vetro, non sono caratteristiche tipiche di questo gruppo. La datazione al III secolo viene confermata anche da datazioni mediante dendrocronologia dell’edificio di Poultry (London), 225 d.C., i cui mosaici presentano analogie stilistiche sia con i mosaici da Leadenhall Street che da Queen Victoria Street.
Il Central Southern Group datato, invece, al tardo III secolo-inizi IV operò principalmente nell’Hampshire e dintorni. Fu individuato da D Johnston nel 1977, che notò alcuni elementi ricorrenti: calyx urn, L-block border. Gli schemi abbastanza vari contemplavano quadrati interlacciati, anche trattati in modo concentrico (mosaico 308.2 da Bramdean, Hampshire) con coppie di quadrati interlacciati contenenti coppie più piccole. All’interno di questi schemi sono presenti medaglioni figurati, probabilmente opera di artisti itineranti che lavoravano su richiesta dei mosaicisti del Central Southern Group.
Gli Autori, poi, si soffermano sulle problematiche della produzione di IV secolo e sulla circolazione dei mosaicisti.
Al di fuori dell’Hampshire non sono stati individuati gruppi di mosaicisti di IV secolo. Il mosaico 370.76 da Old Broad Street, London, è opera di artigiani che operano anche a Halstock, Dorset, e Lopen, Somerset, databili nel 3° quarto del IV secolo; si tratta di mosaicisti venuti a Londra da questi luoghi e collegati al Saltire Group, gruppo con base ipotetica a Cirencester.
Così altri mosaici sono attribuibili ad artigiani che provengono dall’esterno, ad esempio il mosaico da Abingen Hammer, Surrey (379.1) è attribuibile al South-Western Group; mentre il mosaico 331.6 da Brading, Isle of Wight, è riferibile, ma non attribuibile, al Durnovarian Group.
A Colchester, inoltre, si riscontra la presenza in una stessa casa (291.51 e 291.52) di due mosaici di stile fiorito, reminiscenza dei pavimenti di tardo IV-V secolo comuni nel Mediterraneo.
La scarsità di attestazioni nel South-East di una produzione di IV secolo, secondo gli Autori, è dovuta al riflesso delle vicende del vicino continente europeo; anche molte ville del nord delle Gallie non si ripresero dalle devastazioni del III secolo.
Nei territori del Kent, del Surrey e del Sussex, come notava E W Black già nel 1987, molte ville vengono abbandonate alla fine del III secolo; soltanto poche sopravvivono fino alla metà del IV, riflesso probabilmente dei raid delle popolazioni germaniche, che ebbero effetti devastanti nelle vicine Gallie. Ma la situazione è ben più variegata e gli Autori segnalano le evidenze dei vari e diversificati comprensori territoriali.
Quanto ai mosaici figurati nel South-East, gli Autori presentano una lista di soggetti figurati e relative località di attestazione (corrispondenti ad altrettante schede di catalogo). Soggetti figurati si riscontrano nei mosaici del South-East dal I al IV secolo. Molte sono le rappresentazioni di divinità o di stagioni, poche le scene mitologiche. Bellerofonte che uccide la chimera in un mosaico pavimentale del IV secolo è in associazione con il simbolo cristiano del chi-ro dipinto sulla parete, ma tale associazione con simboli cristiani si riscontra in altri 2 mosaici nel Dorset. Non mancano nei mosaici animali e creature marine.
Gli Autori forniscono, poi, indicazioni relative ai materiali utilizzati per le tessere, che nei territori contemplati dai voll.I e II erano, di solito, di origine locale; nel South-East, dove sono attestati i più antichi mosaici, si riscontra, invece, anche una dipendenza da artigiani stranieri; certi materiali per le tessere hanno origine continentale, ad es. le paste vitree dorate da Southwick, Sussex.
I più antichi mosaici da Fishbourne usano materiali dall’isola di Purbeck, Dorset, per le tessere bianche e grigio-scuro. Nel I e II secolo erano utilizzati i marmi di Purbeck; per le tessere rosse si riciclavano tegole e mattoni. A London, Silchester, Verulamium si utilizzavano anche tessere vitree blu e verdi, ma in modo parsimonioso. Uso questo che deriva probabilmente dalle attività di artigiani continentali, proprio come nei mosaici di Germania e Gallia dove era intensivo l’uso di tessere vitree. Le tessere gialle sono di pietra (quelle da Fishbourne sono ricavate dal mudstone), in particolare nei mosaici del tardo II secolo, e soprattutto in quelli più tardi, specialmente nelle regioni del Nord esse erano ricavate dalle anfore dismesse o dalle tegole gialle.
Le schede di catalogo si susseguono in ordine alfabetico per counties, e per località; ogni località contiene la descrizione di uno o più mosaici individuati da numeri progressivi. I mosaici da contesti urbani sono ordinati per insula e ad un livello gerarchico inferiore per house.
Infine, gli Autori forniscono ancora qualche indicazione utile per la consultazione del Corpus, in relazione alla terminologia tecnica adottata che si adegua a quella usata da Darmon et al. in ‘Le Décor géometrique de la mosaïque romaine’, 1985.
Segue alla fine della Part 2 un’Appendix: comparisons of the sizes of rooms and their mosaic panels for Colchester, Silchester, Verulamium and London; una Sources of Illustrations, e un utilissimo Glossary con schemi a colori degli elementi decorativi dei mosaici e relativa terminologia consolidata.

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